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Gino Fontana |
È uscito in libreria, per i tipi di “Consulta libri e progetti”, “De Gasperi e l’Europa unita”; l’intento è quello di aiutare a riscoprire il lascito dello statista e la distinzione fra i valori della vita religiosa e quelli dello Stato e delle leggi. Il volume deriva dalla tesi di laurea magistrale di Gino Fontana, classe 1993, nato tra i monti dell’Appennino reggiano. Abbiamo intervistato l’autore, chiedendogli di presentarci questo suo pregevole saggio.
Come mai, per la tua tesi, hai scelto una figura come quella di De Gasperi? E qual è stato il tuo percorso di studi che poi ti ha condotto a quella scelta?
Mi sono laureato in triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì, e in magistrale a Parma in “Relazioni internazionali ed europee”. Ho poi frequentato il Master in Diplomacy presso l’ISPI di Milano (Istituto per gli studi di politica internazionale). La politica estera italiana mi ha sempre incuriosito, tanto che ho scritto diverse analisi per il centro studi Osservatorio Globalizzazione. La scelta di studiare la politica estera di De Gasperi è stata quasi naturale: parliamo di uno dei padri fondatori dell’integrazione europea, Ministro degli Esteri prima, poi Presidente del Consiglio dell’Italia che sorse dalle macerie della guerra e dalla dittatura. La sua opera politica e pensiero mi hanno sempre ispirato.
Il libro è suddiviso in tre capitoli, con la postfazione finale del professor Bruno Pierri che ora insegna a Forlì “Storia delle relazioni internazionali”. Per meglio comprendere le scelte di politica estera, ho scelto di analizzare tre tappe fondamentali del secondo dopoguerra: la prima comincia dal governo Badoglio, il ruolo giocato dagli aiuti internazionali americani e delle Nazioni Unite, arrivando sino alle prime elezioni democratiche, la nuova forma di governo e la Costituzione repubblicana. La seconda parte, invece, analizza gli sforzi profusi dai Paesi dell’Europa occidentale per arrivare a una vera e propria forma di integrazione militare. Infine, la terza parte del libro riguarda il primo vero traguardo dell’integrazione, ovvero la nascita della CECA, in cui De Gasperi ebbe un ruolo fondamentale.
Che politico fu, Alcide De Gasperi? Un restauratore? Un conservatore? Un moderato “creativo”, in un Paese devastato dalla guerra?
È sempre difficile classificare i politici del passato secondo i canoni odierni. Studiando attentamente un personaggio storico, emergono sfumature a volte difficili da comprendere con gli strumenti attuali: vanno piuttosto analizzate secondo i valori dell’epoca in questione. Come scrivo nel libro, per De Gasperi non vi era contraddizione nell’essere simultaneamente un patriota italiano - quindi difensore degli interessi della nazione - un atlantista e un federalista. Se guardiamo all’Italia di inizio anni ’50 comprendiamo il perché di certe scelte.