mercoledì 14 agosto 2024

L’AQUILA DEI SERPENTI, IL BIANCONE, SULL' APPENNINO REGGIANO

 L’ultima scoperta di Umberto Gianferrari, frutto di mesi di appostamenti. Un rapace raro, che si nutre di serpi e che, dall’Africa sub sahariana, arriva in Italia per nidificare


Di serpenti piumati, oppure di uccelli con coda di serpe, è piena la mitologia di tutte le genti del mondo. Anche sui nostri monti sono stati rilevati strani avvistamenti di rettili con ali; per esempio, a Montemiscoso: “Dopo che il Barbarossa lo distrusse (si parla di un castello) per andare ad abitare il castello di Nigone, si dice che ogni notte, verso mezzanotte, dai ruderi si staccassero dei serpenti alati, chiamati "serpenti galli", con sulla testa una cresta trasparente che custodiva una preziosissima gemma. Si dice che uno di essi sia stato preso sulla Sparavalle. È una leggenda che i vecchi affermano essere verissima...” 

Sul crinale, come poi in Toscana, si racconta anche del “regle”, mezza serpe e mezzo uccello. Il sospetto che i nostri antichi progenitori avessero visto un rapace in volo con un serpente tra gli artigli, o nel becco, e avessero fuso i due animali in uno, creando, appunto, un rettile alato, è più che plausibile.




L’aquila dei serpenti

La domanda è: ci sono rapaci che catturano serpi? Certamente, e il più grande, quello che somiglia a un’aquila - ma più chiara e biancastra - è il falco biancone. Con circa 5900/14000 coppie in Europa, i bianconi sono veramente rari. Il suo nome latino, “Circaetus”, deriva dal greco “kirkos”, “falco”, e “aëtos”, “aquila”, mentre l’aggettivo “gallicus” fa riferimento alla Francia, forse perché, migrando dall’Africa, il biancone passa per Gibilterra e poi per la “Gallia”. 


A “caccia” fotografica del biancone è andato, per mesi, in luoghi dove “an gà va gnân la vùipa a far campàgna”, il nostro studioso di avifauna Umberto Gianferrari, e l’antefatto è questo: “Circa un anno fa ero dalle parti di Villaberza con la mia macchina fotografica da 24 ingrandimenti ottici, quando ho visto, in lontananza, un biancone volare con un rettile enorme tra gli artigli. Avrei voluto fotografarlo, ma era troppo distante, troppo in alto, quindi ho rinunciato, dandomi, come obiettivo, quello di riprovarci. Alcuni amici fotografi, in quel periodo, mi suggerirono di acquistare una Nikon Coolpix P 1000, più adatta a quelli come me… Cioè, a quelli che hanno il piacere di fare una foto per documentare ciò che vedono, senza pretendere che sia la foto del secolo. Tuttavia, una fotocamera con tanti ingrandimenti ottici consente di catturare immagini discrete anche senza avvicinarsi troppo al soggetto. Alla fine, mi hanno convinto e l’ho comprata. Questa Nikon ha 125 ingrandimenti: più di 5 volte la macchina che avevo prima. Il biancone, che avevo osservato in cielo con il rettile penzoloni, mi era rimasto nel cuore, così mi sono dato da fare per cercare di fotografare sia lui sia il rigogolo (anche quest’ultimo difficilissimo da riprendere)”.  


Umberto Gianferrari in appostamento

1970/’71: UNA PREZIOSA RICERCA - IL “CORRIERE” DELLA SCUOLA DI VILLABERZA


Storia del paese, leggende, ricordi di guerra, ma anche un poeta bizzarro e le sue satire



Le maestre, Alda Roffi e Giovanna Bottazzi Salimbeni, erano giovani - tuttavia già con una bella e varia esperienza di insegnamento alle spalle, come accadeva un tempo - e gli alunni erano divisi in due pluriclassi. Con Alda lavorò poi anche il maestro Marco Pignedoli. Si trattava di un ambiente educativo nel quale lo spazio dell’aula era dilatato fino a includere il territorio, coinvolgendo la comunità che diventava davvero “educante”. I processi formativi ruotavano, in genere, intorno a progetti interdisciplinari per i quali era indispensabile attivare e migliorare la relazione tra alunni, genitori, insegnanti e tutto il resto del paese. L’anno scolastico era il 1970/’71 e il plesso quello di Villaberza, frequentato da 14 bambini. Il progetto si intitolava “Il corriere di Villaberza” e, come tutti i fascicoli o i volantini che venivano diffusi in quel periodo, era stato sia battuto a macchina, sia scritto a mano dagli alunni e poi riprodotto con il ciclostile. “La sezione storica non era forse molto precisa”, ci riferisce Alda, “mentre i racconti degli scolari, quelli di guerra e le antiche leggende, derivavano dalle interviste che essi avevano fatto ai nonni, ai genitori, agli anziani della zona. Inoltre, per ottenere le satire del poeta Isaia Zanetti, avevamo coinvolto don Valter Aldini”. Immaginare uno studioso di Kant e docente di filosofia, del livello di don Valter, andare a casa di un anticlericale insofferente e riottoso com’era Isaia, rende bene l’idea di Villaberza (e dintorni) tanto simile al “Mondo piccolo” di Guareschi.