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| Opera dello scultore e pittore Fabrizio Ugoletti |
Lo battezzarono Durante per augurargli di saper “durare” a lungo, reagendo con forza alle difficoltà della vita. Era infatti nato in un periodo in cui era arduo conquistare i settant’anni di cui parla la Bibbia, “ottanta per i più robusti”; siamo nel 1265, quella speranza era solo una chimera. “Durante”, nome augurale, perché fosse più fortunato di Bella, sua madre, scomparsa giovanissima o, a detta di qualche dantista, morta nel metterlo al mondo. “Durante”, nome un tempo diffuso anche in Appennino, visto che, dagli studi della professoressa Maria Teresa Cagni, risulta un Durante Bernardo Cagni del 1894 a Frascaro, frazione di Castelnovo ne’ Monti, dove pure la famiglia Muzzini ha ben tre persone di nome Dante nell’albero genealogico. Ma su Dante e Frascaro torneremo più avanti.
L’aspetto fisico del poeta
Non esiste un atto di nascita di Durante (Dante) Alighiero degli Alighieri, così come quasi nulla ci è stato tramandato dell’infanzia e del suo vero aspetto fisico. Sappiamo solo che fu battezzato il 26 marzo 1266, giorno del Sabato santo. Di lui ci sono giunti due soli ritratti, attribuiti a Giotto, uno nella Cappella del Podestà del Bargello a Firenze e un altro a Padova, nella Cappella degli Scrovegni: il volto è meno affilato e il naso e il mento sono più regolari rispetto all’iconografia consueta. È vestito con il lucco rosso ornato di vaio bianco, indicatore del ceto sociale e dell’Arte cui i cittadini appartenevano; i medici, i giudici e notai, ad esempio, indossavano abiti rossi. La “laurea”, la corona sul capo, aggiunta nei dipinti seguenti, indicava invece il trionfo della poesia. In realtà, Dante non si laureò mai, eppure diventò il poeta per eccellenza, rinomato in tutto il mondo, nonché il padre della lingua italiana. Dal 2007, noi conosciamo, finalmente, il vero aspetto di Dante grazie al lavoro di tre equipe delle università di Bologna e Pisa. Il loro studio si è basato sui dati raccolti da due antropologi nel corso della ricognizione sui resti del poeta nel 1921. In base a quella relazione è stata poi realizzata una ricostruzione del cranio, modellandone il capo in tre dimensioni. La fisionomia convenzionale del poeta deriva da un lungo succedersi di ritratti più psicologici che reali, il cui stereotipo basilare fa capo a Boccaccio, il quale, tuttavia, non aveva mai visto l’Alighieri: “Fu il nostro poeta di mediocre statura, ed ebbe il volto lungo, e il naso aquilino, le mascelle grandi, e il labro di sotto proteso tanto, che alquanto quel di sopra avanzava; nelle spalle alquanto curvo, e gli occhi anzi grossi che piccoli, e il color bruno, e i capelli e la barba crespi e neri, e sempre malinconico e pensoso”. Un Dante scuro, barbuto e nero, in quanto aveva attraversato l’inferno: un ritratto originato dalle storielle che si raccontavano su di lui e che Giovanni Boccaccio aveva udito. Il vero volto si presenta, invece, con tratti più armoniosi e il naso probabilmente rovinato da un colpo, forse un pugno che ne aveva deviato il setto. Il fatto che Dante fosse un po’ gobbo è l’unica diceria che ha fondamento, perché un nipote del poeta, Andrea Poggi, ben conosciuto dal Boccaccio, si diceva somigliasse molto allo zio e, come lui, camminasse curvo.


